Racconto Erotico “Copenhagen, dal porno al sexy”

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Quando ho dovuto decidere la sede per l’ Erasmus, il sesso mi ha indirizzato, come sempre…

cop2 150x150 Racconto Erotico Copenhagen, dal porno al sexyHo scelto Copenhagen per l’immagine e la fama libertina che aveva: vichinghe disinibite nella terra che aveva “inventato il porno”. Era il 1969 quando Phyllis e Eberhard Kronhausen pubblicarono “Freiheit für die”, tradotto in italiano con “Pornografia in Danimarca”. Fu una forzatura che rendeva però bene le finalità del documentario: per la prima volta si sdoganavano gli amplessi, sesso esplicito e solo per il proprio piacere. Insomma, un brodo di coltura che in me, giovane studente pieno di speranze sessuali, non poteva che solleticare fantasie. Così mi feci 9 mesi in Danimarca finendo, dopo qualche girovagare, per prendermi casa con un amico in una traversa di Istedgade, l’arteria principale di Vesterport, il quartiere a luci rosse di Copenhagen, dove localini equivoci solo per gli ingenui si alternano a porno shop. Era metà degli anni ’90. Io giovane e squattrinato studente passavo tutti i giorni davanti a quei locali. E tante volte sono entrato in quei porno shop, attratto da vetrine che offrivano ogni oggetto per ogni perversione. Erano altri tempi, non c’era ancora internet (in pratica), il porno era visibile solo su videocassette e i vibratori erano calchi del scopen Racconto Erotico Copenhagen, dal porno al sexyesso dei pornostar. Quello del mio coinquilino Rocco era sui 30 centimetri, ancora lo ricordo con invidia. L’abbigliamento sexy era praticamente inesistente e molto volgare. Nulla a che vedere con l’intimo elegante di Sex and the City. Ma quelli erano i tempi e Copenhagen in confronto a Roma era un paradiso. Sono rientrato in Italia convinto di essere ormai altamente emancipato.

Ci sono tornato a Istedgade, il mese scorso. E’ cambiata molto. I locali fumosi e un po’ clandestini sono diventati luminosi, con commesse ammiccanti e disponibili. Ora a farla da padrone è l’oggettistica per donna, ma non più ad uso solo dell’uomo. Dai dildo che sembrano oggetti di design, alle tutine di rete con aperture strategiche, dall’intimo raffinato e sexy, agli accessori per il soft bondage. Tra un negozio e l’altro si alternano i locali dove le ragazze multietniche si offrono ai clienti, e ogni tanto qualche ragazza esce anche in strada, cercando lavoro con promesse di notti indimenticabili… La cosa che più colpisce sono le immagini e donne spinte che convivono senza nessun problema con negozi islamici. Che il sesso superi le differenze? Sarebbe un bel messaggio. Intanto accontentiamoci di una differenza anche semantica: negli anni ’90 sulle insegne dei negozi si leggeva porno shop, ora si legge sexy shop. Sarà più elegante, ma rimpiango quel brivido di peccato che provavo allora nel varcare la soglia dei porno shop: era come entrare in un mondo proibito. Il peccato si è normalizzato, dà meno brividi, oggi non c’è più quell’impeto (anche) culturale che c’era prima a Copenhagen: il proibito è diventato business fine a se stesso. Ora non provo più quel brivido. Forse mi sono emancipato anche io.

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  1. 14 giugno 2012

    Riccardo

    Belli i tempi del PORNO shop, adesso nulla sa più di proibito! Hai ragione

  2. 14 giugno 2012

    monica

    erotico ma non dozzinale:io preferisco il sexy al porno. no?

    • 14 giugno 2012

      Riccardo

      Non so, forse per una donna è diverso?

  3. 14 giugno 2012

    Sabina

    Credo proprio di sì.

  4. 14 giugno 2012

    Rocco

    Mitico Nello! Tu non ti sei emancipato… e’ solo che le passeggiatrici cingalesi di oggi non sono per niente eccitanti

    • 14 giugno 2012

      Sabina

      anche tu frequentatore esperto? benvenuto nel bolg!

  5. 14 giugno 2012

    Nello

    Per una donna è profondamente diverso, in un porno shop sarebbero entrate con difficoltà, in un sexy shop ci entrano con entusiasmo. Forse il primo è rivolto agli uomini, il secondo alle donne. L’importante è che poi ciò che si compra lo si usi insieme..

    • 14 giugno 2012

      Sabina

      Su questo non ci giurerei, ancora troppi tabù di coppia.

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