Racconto Erotico “Il ‘dubbio’ di padre Jesper”

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Lo sport è sempre stato una mia passione. Sin da ragazzino, mi sentivo libero solo correndo per un campo e, quando il clima nordico della mia Danimarca non me lo consentiva, mi rifugiavo al chiuso, puntando sul tennis. Le passioni sono tali quando vincono ogni sfida: quando sono entrato in seminario, non ho abbandonato lo sport. Ora ho 40 anni, sono padre Jesper e proprio lo sport mi ha tenuto in forma, una forma “particolare” per essere un prete. Adesso vivo sul Lago Di Garda, posto ideale per temprare anima e corpo. Durante una delle mie corse mattutine ho incontrato Michela. Lei si è avvicinata e abbiamo fatto un tratto insieme. Poi stretching. Riuscivo a sentire il suo odore. Era buono. Il suo sudore si mischiava al suo odore naturale e mi è entrato dentro, provocandomi un certo brivido. Non mi era mai successo prima. Non era stato facile fino a quel momento rispettare il voto di castità, ma mai avevo subito una tale eccitazione. Saranno stati i fuseaux, le posizioni dello stretching, sarà stato quell’odore penetrante, ma per più di un momento mi sono dimenticato di essere un prete. Michela non sapeva chi fossi e dopo qualche chiacchiera, mi ha dato appuntamento al giorno dopo, nello stesso punto. Ovviamente l’indomani c’ero e c’era anche lei, col suo odore eccitante. Ormai l’aveva capito che mi piaceva, anzi: lo poteva vedere da sotto i miei shorts.

Il mio primo orgasmo

Al terzo giorno prende l’iniziativa: “Perché non ci vediamo stasera per bere qualcosa?” Non riuscivo a dire di no, non riuscivo a togliere quell’odore dalla mia mente e quell’eccitazione dal mio corpo. Ci siamo visti in un pub, io in abiti civili, ovviamente, lei con una minigonna e scarpe con tacco che evidenziavano le sue gambe atletiche e lunghe. Sapevo di fare qualcosa di sbagliato, ma non riuscivo a fermarmi. Non sono mai stato un religioso calmo e in pace con me stesso. Piuttosto tormentato, e forse ho scelto la vita religiosa proprio per questo, per trovare un equilibrio nella preghiera. Eppure, quando pensavo a Michela e, ancor di più, quando stavo con lei, ero tranquillo, in pace con me e col mondo. Una sensazione mai provata prima. Una birra, un’altra e un’altralei sopra Racconto Erotico Il dubbio di padre Jesper ancora e la testa mi girava. Ero impacciato, non sapevo come muovermi. Ci ha pensato Michela a prendere l’iniziativa: “Usciamo, abito qua vicino”. Mi prende la mano e mi guida nel suo appartamento. Appena dentro si inginocchia, mi abbassa i pantaloni e lo prende in bocca. Per me è la prima volta, sono eccitatissimo, è una sensazione bellissima, il calore della sua bocca mi fa impazzire. Si alza e mi bacia voluttuosamente. Io sono goffo, lei lo capisce e la cosa sembra piacerle. Mi porta sul letto, mi stende e si spoglia guardandomi dritto negli occhi con uno sguardo perverso. Poi mi sale sopra, inizia a cavalcarmi, è lei che dà il ritmo. E’ bellissima, vista da sotto è ancora più bella. Inarca la schiena, sento che ansima sempre più forte. Continua a dare il ritmo, ma ora i colpi si fanno più forti e profondi. Sempre più profondi finché non si scioglie in un urlo di piacere: è il primo orgasmo femminile che abbia mai visto, anzi che abbia mai provocato. Michela, esausta, si stende accanto a me. Poi comincia a massaggiarmi e dopo poco usa la sua lingua su di me. Basta poco, vengo subito sul suo seno.

∫ E’ il mio primo orgasmo. E’ stupendo. Non sarà l’ultimo ∫

Ne seguiranno altri due in una settimana. Ma è troppo, mi confesso ma non basta. Non reggo al rimorso, pentimento e penitenza non servono. Mi sento in colpa e, soprattutto, non riesco a non pensare alla bocca di Michela, al suo sesso, al suo odore, al suo sapore. Faccio domanda per cambiare zona e vengo assegnato a Genova. Sparisco senza lasciare traccia, cambio numero di telefono, ignoro i suoi sms disperati.

Il Conclave

Tre anni dopo il Papa si dimette (era nell’aria da tempo) e dopo nemmeno un mese sono a Roma per accompagnare il cardinale presso il quale sono stato destinato. Mentre sto per entrare in Vaticano, mi sento chiamare da uno dei tanti pellegrini a Roma. E’ Michela. Mi giro, abbasso gli occhi, ma non vorrei, è sempre affascinante. Lei è smarrita. “Ma chi chiami, chi è quello?”. Chiede il ragazzo accanto a lei. “Nessuno, amore. Mi sono sbagliata, sembrava un mio amico d’infanzia”. Mi volto dandole le spalle, ho gli occhi pieni di lacrime, devo dissimularle, il mio cardinale è solo a 4 metri, davanti a me. “Extra omnes”. La Cappella Sistina è chiusa, i cardinali sono isolati dal mondo per eleggere la guida dei cattolici. Soli tra loro. Io, fuori, mi sento ancora più solo, stretto tra il rimorso e l’istinto di cercarla.

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