La crisi affonda la Roma vipziosa. I salotti diventano una Caritas del lusso.

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20130409 2003431 225x300 La crisi affonda la Roma vipziosa. I salotti diventano una Caritas del lusso.La crisi affonda anche i salotti romani. Buffet sempre più ridotti, le tartine al caviale sono sostituite da fritti oleosi.  ”Le entrées dei buffet sono decisamente cambiate - mi conferma Emilio Sturla Furnò, noto press agent romano che organizza eventi. – Il caviale è sostituito da salumi e formaggi nostrani, i mignon elaborati hanno fatto spazio a frutta candita”. Per fare cassa, poi, alle feste private sta nascendo una bizzarra tendenza: far pagare da bere. Lo schema è questo: “Vieni al mio compleanno? Regalo alla mano, ti offro patatine fritte e pizzette ma paghi 10 euro per il drink”. Lo stesso vale per le inaugurazioni dei locali. Ma fin qui, ci possiamo anche ridere sopra. La cosa inquietante è che adesso anche la classe media va agli eventi per mangiare a sbafo e, cosa mai successa prima: si riempiono di nascosto la borsa di cibo. Una Caritas del lusso, insomma.

E’ successo l’altra sera: sono alla presentazione di un libro a palazzo Ferrajoli, chic-cosissimo edificio del Centro, usato molto spesso per feste ed eventi mondani. Dopo un po’, arrivano delle signore attempate: “Sì, fai presto – dice una al telefono – ancora deve iniziare” e non si riferiva, di certo, al dibattito sul libro che era agli sgoccioli. “La crisi ha acuito un fenomeno sempre esistito, quello degli imbucati agli eventi – continua Sturla Furnò -. Complice la tecnologia, c’è uno scambio di mail e messaggi con i posti dove andare per mangiare gratis”. Si sono fatte le otto di sera, quello che trattiene il 90% degli invitati a palazzo Ferrajoli è il buffet che sta per arrivare. Come previsto, si aprono le porte e c’è la rissa. A fare da “capofila” è una signora sulla sessantina,  cappotto rosso rammendato. È minuta, ma mangia come un camionista. In 10 minuti si divora 5 tartine, 10 olive ascolane, mozzarelle in carrozza, panzerotti ripieni, e siamo solo agli antipasti. A un certo punto, si infila qualcosa in borsa, aguzzo gli occhi: è una pizzetta. E continua così tra i commensali ignari: si riempie la borsa di cibo avvolto nei tovagliolini. Dopo i dolci, con massima nonchalance, se ne va, senza salutare, ci mancherebbe.

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  1. 24 aprile 2013

    Amanda

    Preferirei morire di fame piuttosto che mangiare a sbafo. Un po’ di dignità no, eh?

    • 24 aprile 2013

      Antonio

      Se parli così è perchè evidentemente non sei mai morta di fame. Non vedo cosa ci sia di male a mangiare abbondantemente e portarsi a casa del cibo, soprattutto se pensi che tutto quello che resta viene buttato. Queste sono feste lussuose dagli sprechi indicibili, e solo e soltanto questo è condannabile.

      • 24 aprile 2013

        edoardo

        La nostra società è fatta di sprechi. Per quanto possa non piacerti, ne facciamo comunque parte e ci sono delle regole di buon costume da rispettare. Se ti invitano ad una festa privata non è proprio il caso di abbuffarsi e portarsi persino le tartine a casa. Se non condividi gli sprechi allora declini l’invito.

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