Racconto Erotico “‘La mia ‘Slave’ a bordo di un gommone (very hot)”

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sesso mare1 150x150 Racconto Erotico La mia Slave a bordo di un gommone (very hot)(… to be continued) Le abbasso tutto il costume e le scopro il pube: era come avevo immaginato. Con il monte di Venere pronunciato, completamente glabro, pronto per essere esplorato con la lingua. Non perdo tempo, mi butto tra le sue gambe e succhio voracemente la sua eccitazione, è al massimo.

Anche io lo sono e lei se ne accorge guardando il rigonfiamento del costume. Me lo abbassa e tira fuori il mio sesso, cominciando a massaggiarlo. Mi rialzo dal suo ventre, le prendo la testa e gliela appoggio sul tubolare, con il corpo sul prendisole di prua. Poi mi metto davanti alla sua bocca, lei prima comincia a massaggiarlo dolcemente passandoselo dal labbro superiore al labbro inferiore, poi estrae la lingua e comincia a passarla sulla punta del mio sesso. E’ un attimo, non resiste: apre le labbra e lo inghiotte fino in fondo. La posizione mi agevola, a cavalcioni sul suo petto, e riesco ad affondarlo tutto fino in fondo in gola. Lei ha dei sussulti, quasi dei conati, le cadono rivoli di saliva dalla bocca, ma non si ritrae, anzi, prende fiato un attimo e poi ancora più vorace mi viene incontro per prenderselo tutto in bocca. La visione di questa costrizione, il suono del quasi soffocamento mi fanno scattare qualcosa nella mente. E’ qui davanti a me, nel mezzo del mare, nessuno può sentirci: è sesso mare 150x150 Racconto Erotico La mia Slave a bordo di un gommone (very hot)sottomessa e abbandonata.

Il gioco

Con un balzo scendo dal suo petto, sollevo un gavone e prendo una cima per ormeggiare il gommone. E’ ruvida, ma pur sempre una corda, e la posso usare per legarla. “Sono in mezzo al mare, di notte, non passa nessuno. Non so chi sei, non so nemmeno come ti chiami, mi stai legando. Ho paura, ma sono eccitata da morire, anzi, questa paura mi fa bagnare ancora di più”, mi dice guardandomi con uno sguardo tra l’eccitato e l’impaurito. Non può muoversi, è nelle mie mani, posso fare ciò che voglio di lei, ottima slave per un uomo che si sente master per la prima volta. Ora trema, forse è la paura, senza dirle nulla la bacio profondamente per rassicurarla e contemporaneamente le accarezzo dolcemente il clitoride. Vado avanti per qualche minuto, funziona, è bagnatissima. Ogni tanto accenno un inserimento dentro di lei: la manda in estasi, mugola di piacere.  “Che vuoi fare?” Mi domanda impaurita. Io la ignoro. Le sollevo bene le gambe e le appoggio il mio sesso, inserendole prima la punta. Piano, dolcemente.  E’ bellissima alla luce della luna, glielo dico. E le dico che è una slave perfetta, remissiva e lussuriosa. Lei si rilassa. Spingo forte, il suo piacere si prolunga, si dimena al punto da ferirsi i polsi bloccati dalle cime. La visione del sangue che esce dai polsi mi eccita ancora di più, mi chino sui suoi polsi e le lecco le ferite ma ormai sto per venire… sul seno. Esausto mi accascio accanto a lei a guardare un cielo mai così bello. Comincia a far freddo, lei trema. La slego e le metto sulle spalle una felpa che avevo portato per me. Rimetto in moto e partiamo verso Ponza, lei indossa la mia felpa con i polsini che le coprono provvidenzialmente le ferite.

Non parliamo lungo il tragitto. Mi abbraccia e mi bacia. Arriviamo al porto e lei: “Ma tu dove dormi? Vengo con te?” Sapevo che mi avrebbe fatto questa domanda, era naturale. Avevo pensato al da farsi, sapevo già cosa dire. “No, preferisco stare da solo”, le bacio i polsi graffiati. Mi giro e mi dirigo di nuovo verso il mio gommone. Mi volto, la vedo fissarmi con stupore e anche un po’ di odio, ma è bellissima avvolta nella mia felpa di Abercrombie. Risalgo sul gommone e mi dirigo verso l’arco naturale. E’ una serata bellissima, non ho freddo. Mi sento leggero, soddisfatto, libero. Dormirò in rada, sul gommone. Domani rientrerò a Roma, ormai Federica è il passato, il futuro mi apre scenari da master. Sono un uomo diverso.

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