“Le ragazze si riconoscono dallo chignon”

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“Mi fa impazzire il tuo modo di essere fine, intrigantemente sexy”. È l’sms di un numero che non conosco: escluso il figo, il suo numero l’ho ben memorizzato. Vado a cercare tra i bigliettini da visita che mi hanno dato alla festa (ebbene sì, nel 3° millennio, c’è ancora questo modo anacronistico di scambiarsi i recapiti). Delusione. È di quel tipo abbastanza attempato e bruttino che ha cercato di rimorchiarmi. Comunque – mi consolo – i complimenti fanno sempre piacere, quando poi mi dicono che sono fine, raffinata o giù di lì, la piccola fiammiferaia gode. Mando un breve sms di ringraziamento del tipo: “Grazie” e mi metto a dormire sotto le fusa di Chloè.  Tre giorni dopo, me lo ritrovo al vernissage della mostra “Sulla strada per Roma” promossa dal mio amico Emilio Sturla Furnò. Premessa: io ho dei capelli improponibili e odio passare le ore a piastrarmi o fonarmi. Ne escono due opzioni: o vado in giro con una testa somigliante a una scarola riccia o cerco di farmi qualche acconciatura (malriuscita). Al vernissage ho optato per la seconda e “miracolo” mi era uscito uno chignon carino. Mentre facevo i complimenti alla 21enne artista cinese (brava lei, io a 21 anni ero a Londra a cazzeggiare), il tipo mi si è appiccicato come un polpo verace. Sono riuscita a smollarlo solo promettendogli un caffè.

{ All’Euclide, questa volta mi presento con la scarola riccia }

E lui parte con l’apologia dello chignon. Già, perché, voi non lo sapete (e nemmeno io), ma le ragazze di classe si riconoscono dallo chignon. Ce ne sono di due tipi: quello classico che faccio io, arrotolando i capelli su se stessi, e quello a cipolla, fatto con una ‘amena’ spugna nascosta sotto. E, amenità delle amenità, la spugna si compra dai cinesi. “Roba da ragazze di Centocelle” biascica aggiustandosi il ciuffo. insomma, se prima le ragazze si distinguevano dalla borsa, Louis Vuitton versus Guess, ora si “giudicano” dallo chignon; ecco spiegato perché vedo sempre le parioline con uno chignon classico (decisamente meglio del mio). Dopo due ginseng per non sbadigliargli in faccia e tre sigarette per non mandarlo a quel paese, me ne posso andare… dritta dritta in un bel negozio cinese.

Foto Patrizia Santangelo

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