Racconto Erotico “Io e il Signor Gì”

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26 400x266 Racconto Erotico Io e il Signor GìLa mia stanza aveva un colore particolare quel pomeriggio, io ero appena rientrata e mentre sistemavo le cose pensavo già alla mia “meritata” siesta. Il sole di maggio si affacciava nelle mie serrande provocando una luce arancione ad alto tasso erotico e mentre mi stendevo sul letto sentivo un certo non so che mi stuzzicava tra le cosce… non era la solita voglia, era qualcosa di più intenso e deciso.

L’ORGASMO. Pensavo a come avevo goduto fino a quel momento e questi pensieri piccanti mi gironzolavano nella mente facendomi crescere quella voglia matta. “No, non voglio stimolare il clitoride, voglio qualcosa di più profondo, voglio un piacere che mi colmi, mi avvolga e mi riempia” pensavo. Tra amiche si era sempre discusso molto di questa differenza: “Tu sei vaginale o clitoridea? Come arrivi all’orgasmo? In quale posizione?” Io ero arrivata alla conclusione che un vero e proprio orgasmo vaginale non l’avevo mai provato! Avevo cominciato a toccarmi presto, verso i dodici anni e ricordo che bastava sfregarmi con la mano o con il cuscino per arrivare ad orgasmi favolosi dove mi contorcevo e mi abbandonavo ai sensi più indicibili. Poi le prime esperienze. Ho incontrato uomini che sapevano leccarla talmente bene che chiedevo loro solo questo. Senza penetrarmi. Era una cosa imbarazzante: le mie amiche raccontavano di imperi dei sensi, di ultimi tanghi a Parigi, di convulsioni medianiche, ma io niente. Da adolescente non riuscivo nemmeno ad infilarmi un dito dentro, se ripenso alla mia prima visita dal ginecologo mi vengono i brividi, altro che torture cinesi. Invece, mi bastava strofinare, mi bastava che qualcuno la leccasse o la mordicchiasse, e io venivo, era questa la mia tecnica e lo è stata per molti anni. Ma non quel pomeriggio.

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ALLA RICERCA DEL PUNTO G. Basta, non ne potevo più, ero cresciuta, avevo sentito il mio corpo, avevo imparato a farlo vibrare ed ero abbastanza sicura di me, di quello che volevo. Feci subito una ricerca su Google e sul punto G… Quel pomeriggio il desiderio era troppo alto, la voglia di toccarmi era indescrivibile e siccome noi sperimentiamo meglio quando siamo da sole, decisi di godere in quel modo, nel modo “punto G”. Mi distesi sul letto, mi spogliai lentamente coltivando ogni centimetro della mia pelle, come se fossi stata il più intraprendente dei miei amanti; mi baciai il dorso della mia mano mentre con l’altra mi prendevo i seni e i capezzoli, mi bagnai le dita della mia saliva e scesi più giù, fino al delta di venere, fino ad introdurre 2 dita dentro di me.

13 400x267 Racconto Erotico Io e il Signor GìESPERIMENTI. Mentre mi penetravo alzai le gambe, aah che sensazione fantastica! Tormentai la zona rugosa che c’è lì, all’interno della vagina: era qualcosa di inebriante e nuovo, di mistico… Era lussuria allo stato puro. Mentre andavo su e giù con le dita sentii la fastidiosa sensazione di dover urinare ma era impossibile, l’avevo fatta prima, decisi di fregarmene e continuai su quel punto, su quel bottone che faceva funzionare la giostra, non sentivo più il mio corpo, le mie viscere, le gambe iniziavano a tremare e io sentivo la lussuria che mi chiamava sull’orlo del precipizio.  I miei capezzoli cominciavano a inturgidirsi, sempre di più fino a farmi male, dovevo continuare su quel sentiero, non dovevo abbandonare la rotta, la schiena si inarcava, il bacino si protraeva in avanti, non c’è la facevo più.

PIACERE, SIGNOR GI’. Immaginai il mio ragazzo, l’amico del mio ragazzo, il giornalaio all’angolo, l’uomo più virile che avessi mai incontrato che mi prendeva da dietro, che mi prendeva per i fianchi, che me lo dava tutto riempiendomi immensamente, che mi graffiava la schiena, che mi mordeva il collo in modo animale, primordiale…. che mi palpava i seni, i miei seni fantastici che andavano avanti e indietro seguendo una danza indefinibile. E mentre immaginavo, sentivo qualcosa che mi tirava e con le dita simulai proprio quel gesto dentro di me come se qualcuno mi stesse dicendo “vieni vieni” con me; io allora lo seguii in un orgasmo interminabile, dove il mio corpo era in preda ad una vibrazione e sentivo le mie dita circondarsi da una specie di “mungitore automatico” che avevo scoperto nella mia intimità, e mentre questa “mungitura ritmica” continuava, il mio corpo era in preda agli spasmi. Quel pomeriggio feci la conoscenza di mister G e non lo abbandonai mai più.

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