Racconto Erotico “Occupazione al Giulio Cesare”

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Ha cambiato il suo status su Facebook: è single.

Sono le nove di sera, le scrivo immediatamente un messaggio: “Hei, mi è giunta voce che oggi è l’ultima sera dell’occupazione da te. Ci vai?”. La risposta è secca: “Sono già qua”. In dieci secondi mi metto una camicia bianca, golf grigio, blue jeans, prendo le chiavi di casa e vado nello studio. “Ciao mà! Stasera faccio tardi, domani lasciami dormire che tanto c’è occupazione e vado più tardi!”. Chiudo la porta di camera mia, saluto mia madre e scappo fuori. Tolgo la catena, apro il sotto sella e la metto dentro. Allaccio il casco, chiudo la zip del giaccone e metto in moto. In dieci minuti sono al Giulio Cesare bucando ogni possibile rosso o stop. A piazza Istria mi sa che mi becco una molta con la telecamera. Arrivo e le mando un altro messaggio:”Se passassi a farti un saluto?”. “Va bene”. “Allora vienimi a prendere fuori che quelli del servizio d’ordine rompono”. Lei arriva dopo cinque minuti e parla con i ragazzi alla porta. Uno, woolrich nero chiuso fino a sopra, capello nero corto, tutto ingellato e a punte, mezzo a spazzola, sembra fare questioni. Gesticola e mi guarda, alla fine l’altro esclama: “A Mattì, e non rompere sempre i cojoni”. Così entro, sorridendo beffardamente a Mattia. Il trucco è un po’ colato, effetto mezzo panda dovuto a un probabile pianto. Il faccino è triste, il sorriso all’ingiù. Mai vista più bella di così. Parlando mi racconta che ha litigato con Matteo, che si sono lasciati, e intanto ci sediamo insieme ad altre persone nell’aula riunioni. Gira molta erba, noi ci limitiamo a bere una birra. Poi gira una bottiglia di vodka, lei ci si attacca e ne beve parecchio, io passo. “Ci mettiamo in fila?” le faccio con un sorrisino. “Eh?” mi risponde con aria interrogativa.

L’aula proibita

“Vieni!” la prendo per mano e, per miracolo, la porto davanti all’aula dell’amore. sesso scuola2 150x150 Racconto Erotico Occupazione al Giulio CesareOvviamente è chiusa e due coppiette sono già in attesa, poggiate ai muri del corridoio davanti la porta. Torniamo indietro nel corridoio ma tutte le aule sono chiuse da fuori con un lucchetto. Individuo una porta che mi sembra mezza rotta e, con molta grazia, le tiro un calcio. Le viti a cui era ancorato il lucchetto cedono, la porta non si rompe. Mi sento Dio. “Avevamo lasciato qualcosa in sospeso, o almeno mi pare di…” lei mi bacia. Prima dolcemente, poi sempre più lingua. Alla fine, in un turbine di labbra e lingue entriamo nella classe, chiudiamo la porta e la sbatto contro la lavagna a muro. Incomincio a palpare forte la coscia, salgo e passo sotto la magliettina nera. Le afferro un attimo i fianchi e in tre secondi le tolgo la maglietta. Poi il reggiseno, lei mi toglie il golf e mi sbottona la camicia. Smettiamo di baciarci e lei, dopo avermi sbottonato i pantaloni, scende giù. Io sono totalmente duro, lei me lo guarda e fa, sorridendo maliziosamente: “Complimenti”. Mi toglie anche i boxer, incomincia a segarmelo, lo porta alla bocca e mi fa sentire il suo respiro caldo. Poi si interrompe sorridendo. Io sto per scoppiare, vado a prendere il preservativo dal portafogli ma lei mi blocca la mano con un sorrisetto maliziosissimo. “Le bacio l’orecchio e incomincio a scendere sul collo. Sembra cedere, poi si blocca e fa ridacchiando: “E’ inutile che mi circondi con le tue braccia”. Con finta nonchalance butto per terra il preservativo e rincomincio a baciarla. La spingo delicatamente verso la cattedra e, dal collo, passo ai seni.

Lei incomincia ad ansimare. Scendo sotto, con le mani le tolgo i jeans mentre do un piccolo morso alle mutandine, afferrandole. Scendo con la bocca iniziando a levargliele e incomincio ad carezzare con le labbra l’interno coscia

Lei ansima sempre di più e incomincia a chiedermi di entrarle dentro. Le do una leggera leccatina, un fremito la scuote. Continua a chiederlo, ansimando e gemendo. Cedo. In tre secondi mi metto il preservativo e glielo infilo. Incominciamo a fare sesso sulla cattedra e, dopo un dieci minuti, la faccio alzare. Continuiamo, avvolti dalla passione, fino a quando non la sbatto al muro e continuo, andando sempre più forte e più veloce. Veniamo insieme. Quando abbiamo finito, ci rivestiamo e con calma andiamo in palestra. Ormai sono le quattro, tutti dormono e ci buttiamo anche noi su un materassone. Io sono in camicia, giaccone e golf fanno da cuscino. Mi stendo, e lei mi poggia la testa mettendosi accanto. Le do un bacio in bocca e le dico: “Buonanotte”. Lei sorride, si accoccola e si addormenta. La guardo dormire, è bellissima.

Achille

 

 

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