Racconto Erotico “La carbonara e il sesso”

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sesso Racconto Erotico La carbonara e il sessoUn racconto erotico. Tra carbonara e sesso il passo è breve…

10.27. Arrivo a Roma Tiburtina. Daniele mi aspettava all’ingresso principale, io sbaglio uscita e mi ritrovo dall’altro lato, dove passano i pullman, sono emozionata, confusa, eccitata all’idea di incontrarlo, di rivederlo, di toccarlo, di annusarlo. “Ma proprio dove stanno i rumeni dovevi scendere?” mentre gli farfugliavo delle risposte, sentivo la mia voce che tremava, era quella di una quindicenne alle prese con il suo primo appuntamento. Insieme andiamo verso il motorino, “Ora ti porto in giro per Roma, ma per una Roma che nessuno vede mai…” via dei Cotronei, bar del Fico, caffè Sant’Eustachio, Caravaggio, il Pantheon, mi aggrappo a lui, sento Roma negli occhi. “Ma non mi avevi detto che era una Roma privata, introspettiva, qua i turisti ci stanno scamazzando!”

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L’INCONTRO. Il nostro ultimo incontro risaliva all’estate precedente, ho conosciuto Daniele a casa di una mia amica trasferitasi da poco nella capitale. Una sera, durante una sorta di apericena a casa di un suo collega, mi si avvicina Lui, non troppo alto, capelli neri cortissimi, stempiato, occhi castani, una naso pronunciato, bocca carnosa, espressione seria e scrutatrice. Un tipico ventenne senza troppe pretese, orgoglioso e fiero di essere studente di filosofia alla Sapienza, fumava una sigaretta, io me ne stavo rollando una…

1cvx Racconto Erotico La carbonara e il sesso”Ciao, non ho potuto fare a meno di notare il tuo stile…

“Prego?”

“Ma sì, il tuo stile! Vestitino con motivi floreali, sandali ai piedi, collana etnica, capelli neri lunghi lucidissimi, occhi da gatta…o sei hippie o sei Pocahontas!”.

”Tu, invece, lasciami indovinare sei uno studentello che vuole rimorchiare forse non me necessariamente, ma diciamo che getta l’amo e fa leva sulla sua cultura alternativa di riferimento per far cadere nella sua trappola le sue prede. Mmm ci stai quasi riuscendo, manca solo che tiri dal cilindro il nome di una band indie rock che conoscono in tre e mi dici che hai visto Querelle de Brest e sono tutta tua…”. Alla fine sono stata sua: climax da cunnilingus.

QUALCOSA IN PIU’. Ma questa volta era diverso, a Roma dovevo dargli di più. “Ho casa libera, così stiamo più comodi e raccolti” per fortuna, l’altra volta sul prato mi sono sbucciata le ginocchia. Le mie gambe iniziano a tremare, è una sensazione meravigliosa avere lì un uomo alla tua mercé, non si tratta di un gioco di poteri, non si tratta di dominare, di prevaricare: è libidine, è gola, è desiderio, è vizio, è ardore. “Hai fame?” “sì, tanta” “piccola ingorda, allora vediamo un po’ carbonara e carciofi?”. Viva Roma.

Lo aiuto in cucina, mentre affetto la pancetta, mi bacia sul collo, non smette di annusarmi, “Se penso che domani non ci sarai, impazzisco”, a tavola non parliamo, siamo troppo imbarazzati e il rumore del cibo nelle nostre bocche è assordante.

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IL MONDO NUOVO. Mettiamo tutto in ordine, lui mi fissa arrabbiato, cupo, plastificato… non posso fare a meno di sentirmi a disagio, mentre metto i piatti in lavastoviglie, mi afferra per i fianchi e mi fa piegare sul piano della cucina, mi alza la gonna, sono lì nuda con solo la camicetta che mi copre il sedere: “Ti avverto, farà male e non sarà piacevole”, con il pollice fa dei piccoli cerchi lì… su quell’ingresso che secondo le marquis ricopriva il primo posto nella gerarchia del trou, entra piano sempre con il pollice, “E’ strettissimo”, io ho degli spasmi di chiusura che non riesco a controllare.

Nel mentre mi accarezza la schiena, io inizio a toccarmi ”Eh no, stai ferma mia bella”, mi prende le braccia e me le porta dietro la schiena bloccandomi. “Mi stai tormentando, toccami, perché non lo fai?” lo prego. Prende un po’ del mio nettare e me lo passa lì nel trou innominabile. “Ora sei pronta”, mi apre le natiche delicatamente, me le tiene su per i fianchi, prende il suo sesso ed entra dentro di me tutto, è strano mi sento spezzata in due, lo affonda completamente, sento dolore, “Piano, brucia”, “Stai buona, lasciami fare spazio” mi prende la fronte. Le mie gambe tremano, come se stessi perdendo l’equilibrio, mi bacia voracemente, quasi prendendomi a morsi, sento un rigolo della sua saliva sulla mia guancia, con i denti morde la mia spalla. “Lo volevi, dì la verità”.

Si sta avvicinando lo sento, mi sfiora i capezzoli turgidi, sto venendo, perché lui mi piace, mi piace da morire e sento qualcosa di caldo scendere tra le mie cosce.

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