Ragazze attente al “pappagallo” romano (versione estiva)!

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Colosseo, Fori imperiali, Pantheon. La Roma delle Lonely Planet lasciamola ai giapponesi. Alle turiste carine, nella Capitale, è riservato un tour tutto personalizzato. Offerto dal pappagallo romano

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Anche quest’anno ho contribuito all’economia del Paese con la mia giornata di saldi. Alle sette di sera, dopo 8 ore di cambio vestititi, 20 km di negozi, 5 gelati ristoratori, striscio verso il mio motorino. Mentre cerco di montarci sopra, insieme alle mie dieci buste, si avvicina un tipo. Classico romano coatto, munito di macchina fotografica professionale. Mi chiede se può farmi una foto. Io, tutta gasata: “Sei un mio ammiratore?”. Macché. Si chiama Mario, di giorno operaio specializzato, di sera rimorchia le ragazze straniere. Come aggancio usa la sua macchina fotografica. Ha capito bene che non sono una turista ma evidentemente non ha trovato niente di meglio in giro. Si offre di farmi scoprire dei posti che non ho mai visto a Roma.

 

 { Il soggetto coatto può essere degno materiale per la mia rubrica. Vado }

“Ti porto in tre posti conosciuti da pochissimi romani – mi spiega con tono professionale – ma dobbiamo rispettare l’ordine”. La prima tappa è il giardino degli Aranci, posto romantico e discreto. Il buco della serratura con vista San Pietro dà il là al primo approccio. “Sono uno dei pochi a Roma a sapere della serratura, figo, vero?”. Si, più o meno come guardarsi “Via col vento” spalmata sul divano con le zanzare che ti ronzano intorno. Quando mi abbasso per guardare nel buco, fa un tentativo di mano morta ma lo fulmino prima che metta la mano sul mio di dietro.

Leggi anche: Ops, ho sbagliato il ragazzo dell’appuntamento.

Passa alla seconda tappa: il Fungo all’Eur. È un serbatoio idrico a forma di fungo alto 50 metri; ha un ristorante nel cappello. “Mi porta a cena” mi illudo di dare un senso alla serata. Macché, mi spaccia il fungo per una forma fallica creata da un artista contemporaneo. Il parcheggio del ristorante è un posto appartato, “la forma del fallo non ti fa venire strane voglie?” aridaje. Sì, di scuoiarlo vivo e appendere la cuoia nel mio giardino come trofeo sui coglioni di Roma. L’ultima spiaggia è la sorchetta, dolce romano a forma di organo femminile. Le fa una pasticceria vicino Termini. “Io prendo solo quelle a doppio schizzo” mi fa l’occhiolino.

Mi mangio la mia sorchetta in due secondi per placare la voraggine del mio stomaco, l’orgasmo più veloce della mia vita. Poi lo saluto. Sarà rimasto male, serata persa, ma si è meritato un mio post, e un posto a pieno titolo nella classifica “I cojoni de noantri”.

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  1. 5 marzo 2015

    pippo

    Poeretta

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