Riflessione Semiseria sui Quartieri a Luci Rosse

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trans22 Riflessione Semiseria sui Quartieri a Luci RosseImmaginate un quartiere hard a Roma…


A infrangere il tabù fu parecchi anni fa il sindaco di Rimini,
seguito dal suo collega di Ravenna, ma nessuno aveva avuto l’eco mediatico di Gigi de Magistris, il primo cittadino di Napoli: dare uno spazio – e quindi un attestato di legittimità – alla prostituzione. L’esigenza nasce dall’invasività del fenomeno e dalle continue lamentele dei cittadini che con questo “bordello” devono pur convivere. La prostituzione è vietata ma la sua pratica è largamente, pubblicamente, ampiamente diffusa, senza che si riesca ad intervenire, neppure per tutelare le ragazze vittime di feroci sfruttatori. E, salvo qualche raro intervento di facciata o di spot elettorali di un sindaco rampante, l’offerta di sesso sulle strade è sempre più abbondante e articolata. Roma Capitale ne è un esempio: signorinine, trans, gay albergano in ogni quartiere e a qualsiasi ora del giorno.

Allora ben venga la presa di posizione di de Magistris che almeno ha  definito il problema e immaginato una soluzione (seppur già proposta e riproposta). Magari non sarà quella giusta (magari…), ma almeno costringe a non girarsi dall’altra parte. Certo, relegare il meretricio ad una zona, peggio ancora ad un quartiere abitato, potrebbe creare proteste, ennesime manifestazioni (tanto per intasare un po’ di più la città). Immaginate voi a dire agli abitanti di Centocelle o del Trullo: “Da domani abitate nel quartiere a luci rosse di Roma. Tranquilli: aumenterà di certo il giro d’affari per i bar e i chioschi dei panini”. E chi se ne frega? Dice, ma ormai tutta la città è a luci rosse. Si vabbe’, malcomune mezzo gaudio…

Invece che dividersi tra sostenitori del sindaco partenopeo e zelanti delle omelie del suo vescovo fustigatore, andrebbe rilanciata la legge Merlin che muoveva dalla pia intenzione di liberare le signorine dalla propria infame condizione. Visto che lo Stato non è in grado di intervenire e che richiesta e offerta sono sempre più alte, tantovale tutelare operatrici e clienti facendoli emergere dalla semiclandestinità. Solo allora si potrebbe seriamente pensare di favorire degli insediamenti nella città, ma nella discrezione degli appartamenti, fuori dall’arco visivo di famigliole e benpensanti. Magari utilizzando quegli interi agglomerati di nuovi palazzi, costruiti e non venduti che costellano intere zone della nostra città. Potrebbe essere, oltretutto, una soluzione per prevenire l’imminente esplosione della bolla immobiliare. Un po’ come dire, una mano lava l’altra e tutte e due pregano.

Anonimo Intellettuale

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  1. 29 agosto 2012

    69Pass

    Tra l’altro, se la prostituzione fosse finalmente legalizzata, questo farebbe sì che le sexworker:

    1) sarebbero pù tutelate dal punto di vista sanitario,

    2) si sgancerebbero finalmente dagli sfruttatori, così da diventare libere professioniste a tutti gli effetti,

    3) pagherebbero anche loro le tasse allo stato.

    Meditate gente, meditate!

    • 29 agosto 2012

      luciano

      si, così andiamo tutti a mignotte sotto la luce del sole

        • 7 settembre 2012

          simone

          Io ti posso assicurare che non vado a mignotte nè dopo l’una nè prima, eppure sono contrarissimo a quartieri o a ghetti del sesso

  2. 29 agosto 2012

    69Pass

    Ma quale luce del sole, si tratta solo di migliorare una situazione che al momento porta beneficio solo ai papponi

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